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In libreria, teniamo una piccola scatola di legno dove sono raccolti una serie di audiolibri per bambini e ragazzi realizzati da Locomoctavia (tra cui Il Mago di Oz, Il Drago Dik, Gianburrasca, La Conferenza degli Animali, Le Avventure di Augusta Snorifass e Canto di Natale). Il progetto va oltre il semplice audiolibro e include laboratori con ragazzi e incontri e scambi continui con il mondo del teatro, della musica e dell’illustrazione.

Oggi abbiamo la fortuna di parlarne con Daniele Fior, una delle voci chiave del progetto.
A lui la parola.

1) Daniele, sembra tu appartenga ad una famiglia di creativi. raccontaci un po’ di te, come ti sei avvicinato al mondo dell’illustrazione e del racconto?

Giusto: sembra. Bene, partiamo per ordine: mio padre è (stato) pilota dell’Aeronautica Militare e mia madre insegnante di italiano alle scuole elementari; quindi mescolando questi ingredienti in effetti ne sono usciti tre fratelli che hanno seguito strade eterogenee in campi artistici, si: mia sorella Delica lavora nel campo della moda e della grafica, Manuele, lo conoscete bene, è fumettista e illustratore e io ho studiato recitazione all’accademia di Roma tanti anni fa (ho delle foto in pellicola in bianco e nero che lo attestano). Forse è da cercarsi nella vita girovaga che abbiamo fatto, che io stesso faccio fatica a ricostruire; ad esempio: per via del lavoro di mio padre giravamo molto su e giù per l’Italia ma tutti noi tre, che abbiamo 10 anni di distanza fra il più grande e la più giovane, siamo nati a Cesena.
Faccio ancora fatica a capirlo.
E sicuramente anche grazie all’appoggio che abbiamo avuto da parte dei nostri genitori nel corso degli anni sulle nostre decisioni (anche se non sempre è stato facile spiegare COSA facevamo).
Io in particolare volevo fare l’astronomo, poi sono stato invitato a prender parte al palio teatrale studentesco al liceo (in 3° superiore) e da li ho scoperto che in fin dei conti volevo fare l’astronauta e non l’astronomo e fare l’attore gli si avvicinava molto di più.


La prima volta sul palco ho interpretato un personaggio, Sfor, in una tragicommedia, (da “Un giorno d’estate” di Mrozek) che esordiva mettendosi un cappio al collo; mio nonno era presente in sala, e mi ha dato la sua benedizione “Daniele ha trovato la sua strada”. Ovviamente Sfor non si impicca (“non sono neanche in grado di impiccarmi” dice) ma questo gesto che altro non è che un cambio improvviso e violento di strada, lo porterà in un turbine di avvenimenti fantastici e la vita che cercava lo travolgerà.
E in effetti così è stato anche per me (sia chiaro: non ho cercato di impiccarmi eh!), ho rinunciato alla strada che mi ero segnato, alle mie certezze, e il teatro mi ha travolto; da quel momento non sono più potuto tornare indietro.

Il racconto in particolare, il lavoro sulla parola, è stata un’evoluzione del mio percorso a cui mi dedico quasi da vent’anni ormai; una sorta di ricerca più raffinata e più dettagliata in una direzione che ritengo sia il cuore della questione: tutto gira intorno all’evocazione della parola, in realtà non serve tanto di più. La parola, il suono, hanno poi questa peculiarità che non si capisce bene in che posto stiano: mi affascina molto il fatto che prendano un luogo molto radicato e indefinito nella nostra percezione, come quella voce interna che abbiamo quando leggiamo un libro per noi stessi; dov’è quella voce, in che spazio, in che posizione, a che volume? Impossibile rispondervi.
Mi piace questa sfuggevolezza, questo scivoloso pesce immaginario: questo è per me lavorare sul racconto e sulla parola.


2) Uno dei miei più cari amici mi ha confessato che avrebbe sempre voluto lavorare in radio. Raccontare una storia attraverso la forma dell’audio-libro non è dissimile, bisogna essere naturali quando in realtà ci si è molto preparati. Come si fa?

Si è anche il mio sogno in effetti…! La preparazione, o meglio, l’esercizio e la ripetizione sono essenziali. Quando ho iniziato odiavo la mia voce (tutti conoscono l’effetto di ascoltarsi registrati), poi sono passato a una fase che ho iniziato a sopportarla e ora penso che non è più la mia voce quella registrata. Nel senso: io non lascio mai messaggi vocali nelle chat perché se per sbaglio li riascolto sono imbarazzato della mia voce. Ma quando lavoro entro in un codice diverso e quella diventa la voce che riconosco di più sebbene non sia la mia voce del quotidiano. E non intendo dire con questo che lavoro con voce impostata (“mi dia un do di petto signor Fior!”); è semplicemente un codice diverso (anche a livello di dizione che non è quella della mia parlata del nord) in cui però possono succedere cose che nella quotidianità non accadono. E la naturalezza a cui ti riferisci rimane, anzi è essenziale.


Raccontare in fin dei conti è liberare il testo che si sta raccontando, non colorire o personalizzare questo testo, recitandolo. I primi anni che leggevo romanzi e li registravo nel mio studiolo, uscivo sfiatato, stanchissimo, senza voce; pian piano poi si è invertito il processo: ora vado in studio e mi ricarico, mi diverto e la mia voce si scalda, diventa più bassa ed esco spesso divertito: ma di chi era la voce?
E’ da un lato un lavoro di artigianato, come un falegname che negli anni si avvicina sempre più alla forma che desidera realizzare, e dall’altro di ispirazione: spesso la lettura che incido per l’audiolibro è una prima lettura: mi leggo il testo a mente e la prima volta che lo leggo a voce alta è la registrazione (con insert e piccole correzioni successive) definitiva; questo è per mantenere la freschezza e naturalezza della prima volta, e sono l’esercizio e l’esperienza che ti permettono di poterlo fare.

Daniele Fior
libreria sullaluna Venezia

3) Tra le storie raccontate, quale ti ha creato più difficoltà?

Possiamo dare 3 gradi di difficoltà:
Andersen fiabe del 2013 è stato l’audiolibro più impegnativo perché è stato il primo lavoro; spesso uscivo sfinito dallo studio per i motivi di cui sopra; questo audiolibro è stato registrato più volte, è uscita una seconda edizione completamente ri-registrata nel 2017, ed ora ne uscirà una nuova versione il prossimo anno.
Il mago di Oz, per la gestione di tutte le variabili: è un audiolibro a più voci, con 16 attori e ambientazioni sonore immersive a 360 gradi e musiche. Ecco combinare il tutto è stato impegnativo (ma entusiasmante).
Il Canto di Natale invece è stato il più impegnativo emotivamente: normalmente come dicevo per me il racconto è un codice in cui entro e “posso” raccontare con un canale che è esterno a me Daniele. Qui invece il racconto mi ha fregato e mi sono trovato spesso emozionato durante la registrazione e pure al montaggio. In un certo senso sono caduto nei panni di Scrooge e siccome poi il racconto si fa sempre più intenso, in tutta la quarta strofa dovevo lottare con il coinvolgimento mio (ma che piacere però, emozionarsi nel buio dello studio da solo…!?).
Questo però è tutta responsabilità di Dickens, che conosceva bene i suoi polli: il genere umano.

4) Canto di Natale è un grande classico e si legge che la tua voce ‘si mescola indissolubilmente con quella di Scrooge’. Cosa ci dici di questo personaggio?

Si appunto il Canto di Natale. Tengo a precisare che Locomoctavia non sono io, ma è un‘idea di Tanja, mia moglie e compagna di scena di lunga data, e me.
Se esiste questo audiolibro, come del resto anche gli altri, è grazie a lei a alla pazienza di ascoltarmi (nel senso stretto del termine) da 20 anni.
Assieme curiamo tutte le scelte, programmiamo, organizziamo, contattiamo…
A noi si affiancano mio fratello Manuele che ha curato gran parte delle copertine e mia sorella Delica ha cura di ogni aspetto grafico. Ma ora, la saga dei Fior, si espande anche ai nostri figli Viola e Niccolò che sono le voci giovani e squillanti nei nostri radiodrammi.
Insomma la “casta” del doppiaggio, tutti ne parlano, ma non si sa chi sono: eccoci qui.

Tornando a Dickens: l’autore dell’illustrazione è Pietro Nicolaucich, che abbiamo contattato già l’anno scorso quando questo audiolibro è stato pubblicato in forma di audio calendario dell’avvento. Ogni giorno pubblicavamo un’illustrazione (dalla lunga storia di illustrazioni su questo libro) legata a uno dei 24 capitoli e per il gran finale abbiamo chiesto a Pietro, un caro amico, se aveva mai illustrato lui stesso qualcosa su Scrooge e se poteva darci un suo contributo e con grande slancio ed entusiasmo ci ha preparato una illustrazione (meravigliosa andate sul sito a vederla, quando Scrooge dice a un ragazzotto dai rossi capelli di comprare un tacchino gigante per la famiglia Cratchit). Abbiamo poi scoperto che Pietro aveva con questo racconto un forte legame personale e riproponendo ora il disco ci sembrava naturale affidargli le illustrazioni. Inoltre Pietro si dedica al mondo dell’infanzia con i suoi albi illustrati da anni e ci piaceva molto il suo stile quasi iconico su una storia di questo tipo.
Siccome aveva già un forte immaginario tutto suo sulla storia, è stato lui a decidere quali momenti illustrare della storia per inserirli in copertina e all’interno del disco; ha avuto campo libero; anche sua l’idea di proporre questa stampa da cui abbiamo poi preso un dettaglio per la copertina, che è stata un’idea bellissima.

Daniele Fior
libreria sullaluna Venezia

Ringraziamo moltissimo Daniele Fior per il tempo che ci ha dedicato e per il lavoro che, insieme a Locomoctavia, sta portando avanti.

In libreria potete trovare una serie limitata di stampe firmate, numerate e timbrate del Canto di Natale, abbinate al proprio audiolibro.

Per info e prenotazioni:
sullaluna
Cannaregio, F.ta della Misericordia 2535, 30121 Venezia (VE)
info@sullalunavenezia.it
+39 041 722924

Nicoletta Fornaro è una fotografa veneziana appassionata di cibo naturale, ambiente e libri.